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Generalità e tipi di cationi

Generalità e tipi di cationi

cationi - generalità e tipi
  • Nausicaa Tecchio
  • 7 Gennaio 2026
  • Consigli per lo studio
  • 4 minuti

Cationi, gli ioni con carica elettrica positiva

Se abbiamo di fronte atomi o molecole dotati di carica positiva dobbiamo parlare di cationi. Siamo abituati a concepirli allo stato neutro, con gli elettroni e i protoni che si bilanciano perfettamente dato che sono presenti nello stesso numero. Quando però un composto o un elemento perde o acquista elettroni diventa uno ione.

Se gli elettroni vengono acquisiti otteniamo gli anioni, dotati di carica negativa. Viceversa rimuovendo uno o più elettroni da una molecola o un atomo creiamo la carica opposta, ossia quella positiva. Se i protoni superano in numero gli elettroni infatti è la loro carica a prevalere, perché non più schermata come era prima. 

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Come si indicano i cationi e quali reazioni li producono

Sappiamo che esistono due tipologie di ioni, ma qui ci dedicheremo a quelli dotati di carica positiva.
Riconoscerli quando compaiono all’interno di una reazione chimica non è difficile perché in alto a destra presentano il simbolo “+”. Questo può essere o meno accompagnato da un numero in base a quanti elettroni hanno perso l’atomo o la molecola.

Il più conosciuto dei cationi nonché il più semplice è H+, rilasciato dagli acidi forti in soluzione acquosa. Secondo la teoria acido-base di Bronsted-Lowry infatti si poteva capire se un composto fosse acido o basico in base al fatto che rilasciasse o acquistasse questo ione. Un altro esempio è l’elione (He2+), ovvero un nucleo “nudo” di elio. 

Possiamo osservare degli ioni carichi positivamente quando si verifica la scissione di un sale. Prendiamo ad esempio il cloruro di sodio (NaCl) e facciamolo sciogliere in acqua. Questo si dividerà in due ioni, uno positivo e uno negativo, secondo la reazione NaCl => Na+ + Cl–.
Na e Cl infatti sono uniti da un legame ionico vista la marcata differenza di elettronegatività. 

Un altro esempio è il solfuro di potassio (K2S), che è formato da due ioni K+ con carica positiva e un anione solfuro, ossia S2-. In natura troviamo abbondanza di ioni positivi all’interno delle nebulose, le nuvole di polveri e gas dove si formano le stelle. Questo perché le temperature elevate al suo interno riescono a ionizzare i gas. 

La nomenclatura degli ioni positivi monoatomici

Dopo aver determinato come si creano e cosa sono bisogna capire come identificare i cationi. Dobbiamo fare una prima distinzione fra gli ioni positivi monoatomici  e i poliatomici, formati da almeno due atomi. Partiamo dalla nomenclatura IUPAC, dove a regola prevede di ricavare il nome scrivendo semplicemente ione + il nome dell’elemento. 

Partiamo dai monoatomici: se usiamo nomenclatura IUPAC è sufficiente scrivere ione + il nome dell’elemento. Se l’elemento ha più di un numero di ossidazione è necessario precisarlo fra parentesi tonde accanto al nome, usando i numeri romani. Per esempio Fe2+ è lo ione ferro (II), mentre Fe3+ è lo ione ferro (III). Oppure per il rame chiameremo Cu+ ione rame (I) e Cu2+ ione rame (II).

Passando alla nomenclatura tradizionale dei cationi, vediamo il caso con un solo numero di ossidazione. Si scrive ione + il nome dell’elemento + suffisso -ico. Quindi se prendiamo ad esempio Ca2+ diremo che è lo ione calcico. Se invece gli n.o. possibili sono due useremo il suffisso -oso per quello più basso di valore. 

Come esempio consideriamo lo stagno, che può avere n.o. pari a +2 o a +4. Quindi possiamo chiamare Sn2+ lo ione stannoso e Sn+4 lo ione stannico. Oppure nel caso del ferro (Fe) avremo lo ione ferroso (Fe2+) e lo ione ferrico (Fe3+). 

La nomenclatura dei cationi poliatomici

Questa tipologia di ione positivo deriva dalla dissociazione di idracidi o idruri. La maggior parte di questi contiene un elemento non metallico e nel loro caso si ricorre esclusivamente alla nomenclatura IUPAC.
I nomi si assegnano seguendo lo schema ione + radice dell’elemento non metallico + suffisso -onio.
 

Possiamo citare come esempio di questi cationi quello che si produce dalla protonazione dell’acqua, ovvero H3O+. In questo caso si parla di ione ossonio dato che contiene ossigeno. Tuttavia lo si trova citato anche come ione idrossonio o idronio. Poi abbiamo anche H3S+, che presentando lo zolfo si chiama ione solfonio, e H2F+, ovvero lo ione fosfonio.

Un’eccezione a questa regola è rappresentata dal catione che rappresenta l’acido coniugato dell’ammoniaca, ovvero NH4+. Lo indichiamo con la denominazione di ione ammonio invece di usare la radice dell’elemento. Si trova anche nel nostro organismo e deriva dal catabolismo delle proteine.
Considerandoli insieme agli anioni poliatomici possiamo notare che queste specie chimiche derivano principalmente da acidi e basi, e ne rappresentano la forma coniugata. Si formano per la perdita o l’acquisizione di un atomo di idrogeno, quindi da sostanze che rispettano la regola di Brønsted-Lowry. 

Le funzioni degli ioni positivi

I cationi sono presenti negli organismi viventi e hanno ruoli importanti a livello fisiologico. Grazie a loro si polarizza e depolarizza la membrana delle cellule, si stabilisce un equilibrio osmotico e si produce ATP (pensiamo alla H+/K+ ATPasi). Mentre questi li ricava il nostro corpo però ci sono ioni prodotti artificialmente che hanno applicazioni in Medicina.
 
In particolare l’Ag+ (ione argento) è un catione metallico che torna molto utile per la sua azione antimicrobica. Se usato a basse concentrazioni si può applicare sulle ustioni in modo che non degenerino in infezioni. In ambito industriale come agenti antimicrobici si usano ioni positivi derivati da altri metalli, come il rame (Cu), lo zinco (Zn) o il titanio(Ti). 
 
Troviamo i cationi anche all’interno di alcune batterie, ovvero quelle ricaricabili agli ioni di Litio (Li+), che presentano questo materiale al catodo. Si usano per la maggior parte dei dispositivi digitali oltre che in alcuni modelli di auto elettriche in quanto semplici da produrre e con una durata di circa 10 anni se ben sfruttate.
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