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Freud e il sogno dell’Uomo dei Lupi

Freud e il sogno dell’Uomo dei Lupi

Uomo dei Lupi - il caso risolto da Freud
  • Sara Elia
  • 16 Gennaio 2026
  • Consigli per lo studio
  • 5 minuti

Freud e il caso clinico dell’Uomo dei Lupi (Sergej Pankejeff)

Comprendere il caso clinico dell’Uomo dei Lupi significa entrare nel cuore della teoria psicoanalitica di Sigmund Freud e confrontarsi con uno degli esempi più celebri – e controversi – dell’interpretazione dei sogni. Non si tratta soltanto dell’analisi di un singolo paziente, ma di un vero laboratorio teorico in cui Freud mette alla prova concetti fondamentali come l’inconscio, la sessualità infantile, il complesso di Edipo e il ruolo del trauma nella strutturazione della personalità.

Il sogno dei lupi, narrato dal paziente in età adulta ma riferito all’infanzia, diventa per Freud una chiave di accesso privilegiata ai processi psichici profondi. Attraverso questo caso, la psicoanalisi mostra il proprio metodo: l’attenzione al linguaggio simbolico, il lavoro sull’interpretazione e la ricostruzione retrospettiva degli eventi psichici. Proprio per questo, l’Uomo dei Lupi è spesso oggetto di studio nei corsi universitari di psicologia, filosofia, scienze dell’educazione e discipline affini.

Analizzare questo caso significa anche sviluppare uno sguardo critico: il dibattito accademico successivo ha messo in luce limiti, ambiguità e interpretazioni alternative rispetto alla lettura freudiana. Per lo studente universitario, quindi, il caso dell’Uomo dei Lupi non è solo un contenuto da memorizzare, ma un’occasione per comprendere come si costruisce una teoria, come viene argomentata e come può essere discussa nel tempo.

Nei paragrafi che seguono vedremo come si struttura il caso clinico, quale significato Freud attribuisce al sogno e perché, ancora oggi, l’Uomo dei Lupi continua a essere uno dei riferimenti più studiati e dibattuti della storia della psicoanalisi.

Indice
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Il caso dell’Uomo dei Lupi

Ancora ad oggi, le interpretazioni e controversie nate intorno alla ricostruzione freudiana del sogno dell’Uomo dei Lupi suscitano un ampio dibattito. Il caso ruota attorno a Sergej Pankejeff, un giovane paziente di Sigmund Freud a causa di una forte nevrosi che si manifesta con episodi depressivi, irritabilità, angoscia e una costante sensazione di smarrimento. 
 
In particolare, l’uomo fa spesso lo stesso sogno in cui è bambino ed osserva dalla finestra sette lupi bianchi seduti su un albero, immobili e minacciosi, fissi a guardarlo. Nonostante gli animali non facciano nulla, la loro presenza provoca un terrore improvviso che porta Sergej a svegliarsi urlando.
 
Quest’episodio onirico diventa la chiave per interpretare retrospettivamente l’intera infanzia del paziente.
In particolare, Freud interpreta la postura dei lupi in piedi senza muoversi come un rimando simbolico alla posizione dei genitori durante un rapporto sessuale tra madre e padre al quale Sergej avrebbe assistito verso l’età di un anno e mezzo, durante un risveglio provocato da un attacco febbrile dovuto alla malaria. 
 
In questa lettura, il desiderio del bambino verso il padre si trasforma, attraverso il sogno, nella paura di essere divorato. L’angoscia del sogno sostituisce il desiderio inconscio e riattiva il conflitto tra passività e minaccia di castrazione, cardine dell’interpretazione freudiana.
 

Il caso dell’Uomo dei Lupi: ricostruzione o costruzione?

La ricostruzione proposta da Sigmund Freud sul sogno dell’Uomo dei Lupi non ha però convinto tutti gli studiosi.
In particolare, le letture contemporanee del caso sottolineano la distinzione tra “ricostruzione” e “costruzione”. Infatti, Freud presenta la scena come un dato probabile e verosimilmente reale utilizzando però il termine ambiguo “Konstruktion”.
Costruire però, non necessariamente significa riportare alla luce un fatto realmente accaduto ma può voler dire riorganizzare simboli, associazioni e immagini in una narrazione coerente.
 
Secondo questa prospettiva, il pensiero freudiano appare simile al lavoro dell’artista che dà forma a un intreccio più che a un cronista che riporta eventi. In altre parole, privilegia la verosimiglianza psicologica e ciò che “potrebbe essere” rispetto alla verifica di realtà.
 
In questo senso, il caso dell’Uomo dei Lupi è apprezzato non solo come documento clinico ma anche narrazione.
Nelle scuole che valorizzano il carattere narrativo del materiale psicoanalitico, il caso “Uomo dei Lupi” mantiene la propria forza: ciò che importa non è se la scena sia realmente accaduta, ma se essa riesce a riorganizzare il materiale psichico del paziente in una forma comprensibile.
 
In questa lettura si propone una diversa valutazione della sua natura più opera clinico-letteraria che come documento storico, in quanto possiede
  • coerenza interna della narrazione;
  • capacità di connettere elementi discontinui;
  • valore formativo che ha assunto nella tradizione psicoanalitica. 

Le problematiche alla base

La parte più critica che mette in discussione il metodo con cui Freud arriva alle sue conclusioni nell’interpretazione del sogno dell’Uomo dei Lupi è l’episodio ricostruito dallo psicologo in cui la governante avrebbe sedotto il piccolo Sergej Pankejeff. 
Freud ipotizza una scena che non è però supportata da alcun ricordo affidabile del paziente. In questo senso, uno dei punti più deboli del metodo risiede proprio nella confusione tra coerenza narrativa e causalità reale.

Ciò significa che il fatto che una spiegazione abbia senso non dimostra che essa sia vera e corrisponda a qualcosa di realmente accaduto.

In questo contesto, inoltre, entra in gioco anche la questione della memoria infantile. Essa, infatti, è molto permeabile alle suggestioni e crea con facilità falsi ricordi.
In definitiva quindi, le associazioni del paziente non possono essere trattate come dati fattuali in quanto sogni e ricordi possono essere ricostruzioni retroattive e il linguaggio privato dell’inconscio non può essere convertito in verità oggettive.

Il grande limite della teoria freudiana è infatti quello di tendere a colmare i vuoti con ipotesi che siano solo simbolicamente coerenti. Il rischio è che tale interpretazione finisca per sovradeterminare il materiale clinico, trasformando ciò che è possibile in ciò che diventa necessario. Ma occorre sempre ricordare che la verosimiglianza di un fatto non ne garantisce la storicità.

La forza clinica del caso oltre le sue ombre

Nonostante le critiche, il caso dell’Uomo dei Lupi conserva un valore clinico significativo. Anche riconoscendo gli errori interpretativi, resta infatti potente la capacità di Freud di cogliere il nucleo patologico di Sergej Pankejeff e di fornire una rappresentazione coerente del suo funzionamento psichico.

In questo senso, al di là delle ipotesi più controverse, emergono aspetti clinicamente rilevanti quali:

  • difficoltà del paziente a vivere senza sostegni esterni;
  • stati di ottundimento percettivo;
  • senso di separazione dalla realtà;
  • dipendenza emotiva dalle figure di riferimento.

Si tratta di elementi che non dipendono dalla validità storica della scena ricostruita, ma riflettono un quadro psicologico complesso e ben definito.
La ricostruzione di Freud, pur con i suoi limiti, permette di intuire la struttura interna di questa nevrosi e di evidenziare la tensione tra passività, dipendenza e angoscia.

La forza del sogno dell’Uomo dei Lupi risiede proprio nella capacità di mostrare, in modo vivido, il percorso attraverso cui un bambino attraversa conflitti legati al corpo, alla sessualità, alla figura paterna e alla perdita.  Ed è proprio questo intreccio a rendere il caso un riferimento fondamentale in quanto mostra come, pur tra limiti metodologici ed interpretazioni forzate, un materiale clinico frammentario possa essere organizzato in una forma comprensibile, capace di offrire una visione globale del funzionamento psichico del paziente.

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