Psicologia cognitiva: capire come la mente elabora le informazioni
La psicologia cognitiva è il settore della psicologia che studia i processi con cui le persone acquisiscono informazioni, le interpretano, le conservano, le recuperano e le utilizzano per guidare il comportamento.
Attenzione, percezione, memoria, apprendimento, linguaggio, ragionamento e decisione sono quindi alcuni dei suoi principali oggetti di studio.
Non si tratta di fenomeni osservabili direttamente nello stesso modo in cui osserviamo un movimento o un’azione, ma possono essere analizzati scientificamente attraverso esperimenti, prestazioni, tempi di risposta, errori e altri indicatori misurabili.
La domanda centrale non è soltanto “che cosa fa una persona?”, ma anche “quali processi mentali permettono di arrivare a quella risposta?”.
È proprio questo interesse per i meccanismi dell’elaborazione mentale a distinguere la psicologia cognitiva e a renderla una delle aree fondamentali della psicologia contemporanea.
Cos’è la psicologia cognitiva
La psicologia cognitiva, chiamata anche psicologia cognitivista in riferimento alla tradizione teorica da cui deriva, studia le funzioni mentali coinvolte nell’acquisizione e nell’uso delle informazioni.
Il termine cognitivo riguarda quindi processi come:
- percepire uno stimolo;
- concentrarsi su un’informazione;
- ricordare un evento;
- comprendere una parola;
- apprendere una nuova regola;
- risolvere un problema;
- prendere una decisione.
Questi processi non funzionano necessariamente in modo indipendente.
Quando leggiamo una frase, per esempio, entrano contemporaneamente in gioco percezione visiva, attenzione, memoria, conoscenze linguistiche e capacità di attribuire significato.
La psicologia cognitiva cerca proprio di comprendere come queste funzioni interagiscano e quali meccanismi permettano alla mente di trasformare uno stimolo in una rappresentazione, un ricordo, una scelta o un comportamento.
Come nasce la psicologia cognitiva
Lo sviluppo della psicologia cognitiva moderna è legato soprattutto alla cosiddetta rivoluzione cognitiva della metà del Novecento.
Nella prima parte del secolo una parte importante della psicologia scientifica statunitense era dominata dal comportamentismo, che privilegiava lo studio dei comportamenti osservabili e delle relazioni tra stimoli e risposte.
Con il tempo, tuttavia, divenne sempre più evidente che fenomeni complessi come linguaggio, memoria, ragionamento e soluzione dei problemi difficilmente potevano essere spiegati senza formulare ipotesi sui processi interni che mediano tra stimolo e comportamento.
Tra i protagonisti di questa trasformazione troviamo George A. Miller e Jerome Bruner, che nel 1960 fondarono ad Harvard il Center for Cognitive Studies.
Un altro passaggio importante arrivò nel 1967, quando Ulric Neisser pubblicò il volume Cognitive Psychology, contribuendo a consolidare il nome e il campo della disciplina.
La nuova prospettiva non significava tornare semplicemente all’introspezione. L’obiettivo era studiare i processi mentali utilizzando metodi sperimentali controllabili e risultati misurabili.
Psicologia cognitiva e comportamentismo: qual è la differenza?
Il rapporto tra psicologia cognitiva e comportamentismo viene spesso presentato come una semplice opposizione, ma la storia è più articolata.
| Comportamentismo | Psicologia cognitiva |
|---|---|
| Privilegia il comportamento osservabile | Studia anche i processi mentali che precedono il comportamento |
| Analizza relazioni tra stimolo, risposta e apprendimento | Analizza elaborazione, rappresentazione e utilizzo delle informazioni |
| Tra gli autori principali troviamo Watson e Skinner | Tra gli autori centrali troviamo Miller, Bruner e Neisser |
| Grande attenzione al condizionamento | Grande attenzione a memoria, percezione, attenzione, linguaggio e ragionamento |
B. F. Skinner appartiene quindi soprattutto alla tradizione comportamentista.
I suoi studi sull’apprendimento e sul condizionamento operante sono fondamentali per la storia della psicologia, ma non rappresentano l’origine della psicologia cognitiva.
La psicologia contemporanea, inoltre, non obbliga a scegliere necessariamente tra un livello comportamentale e uno cognitivo: uno stesso fenomeno può essere studiato osservando contemporaneamente comportamento, processi mentali e basi neurobiologiche.
Cosa studia la psicologia cognitiva
L’oggetto della psicologia cognitiva è molto ampio perché comprende numerose funzioni cognitive che utilizziamo continuamente, spesso senza rendercene conto. Tra le più importanti troviamo percezione, attenzione, memoria, apprendimento, linguaggio, ragionamento, problem solving e decisione.
Studiare queste funzioni separatamente è utile per comprenderne i meccanismi, ma nella vita reale esse operano continuamente insieme.
Percezione: come diamo significato agli stimoli
La percezione non consiste nella semplice registrazione passiva delle informazioni provenienti dai sensi. Il sistema cognitivo deve selezionare, organizzare e interpretare gli stimoli disponibili.
Riconoscere un volto, distinguere un oggetto dallo sfondo o identificare una parola scritta richiede di confrontare le informazioni sensoriali con conoscenze e rappresentazioni già presenti in memoria.
Per questo due stimoli fisicamente molto simili possono essere interpretati in modo differente in base al contesto, alle aspettative e alle conoscenze precedenti.
Il rapporto tra ciò che arriva dai sensi e ciò che sappiamo già è uno degli aspetti più interessanti dello studio cognitivo della percezione.
Attenzione: scegliere quali informazioni elaborare
In ogni momento siamo circondati da più informazioni di quante possiamo elaborare contemporaneamente in profondità.
L’attenzione permette di distribuire le risorse cognitive e di privilegiare alcuni stimoli rispetto ad altri.
Un esempio è l’attenzione selettiva, che consente di concentrarsi sulle informazioni rilevanti limitando l’interferenza prodotta dagli stimoli concorrenti.
Questo meccanismo entra continuamente nella vita quotidiana: quando studiamo in un ambiente rumoroso, cerchiamo un nome all’interno di una pagina o ascoltiamo una persona mentre altre stanno parlando nelle vicinanze.
Quando la selezione riguarda in particolare gli stimoli provenienti dal campo visivo entrano invece in gioco i meccanismi dell’attenzione visiva, nei quali caratteristiche dello stimolo, obiettivi e aspettative possono contribuire a orientare lo sguardo.
Memoria: codificare, conservare e recuperare informazioni
La memoria è una delle funzioni più studiate dalla psicologia cognitiva. Ricordare non significa semplicemente conservare una copia perfetta di ciò che è accaduto. Il processo comprende almeno tre grandi operazioni:
- codifica, attraverso la quale l’informazione viene elaborata;
- mantenimento, attraverso il quale può essere conservata;
- recupero, attraverso il quale viene resa nuovamente disponibile.
La ricerca distingue inoltre diversi sistemi e forme di memoria.
Una prima distinzione utile riguarda memoria sensoriale, memoria di lavoro e memoria a lungo termine.
La memoria di lavoro, in particolare, permette di mantenere temporaneamente disponibili alcune informazioni mentre vengono utilizzate. È ciò che accade, per esempio, quando ricordiamo per pochi secondi un numero mentre lo digitiamo o quando teniamo a mente una parte del problema mentre cerchiamo di risolverlo.
Comprendere codifica e recupero ha conseguenze anche sullo studio. Strategie e tecniche di memorizzazione possono infatti sfruttare alcuni principi relativi all’organizzazione e al richiamo delle informazioni.
Apprendimento: come cambiano conoscenze e rappresentazioni
L’apprendimento è strettamente collegato alla memoria ma non coincide completamente con essa. Apprendere significa modificare conoscenze, abilità o rappresentazioni sulla base dell’esperienza.
La psicologia cognitiva studia, tra gli altri aspetti, come:
- le nuove informazioni vengono collegate a quelle già conosciute;
- gli schemi mentali influenzano la comprensione;
- la pratica modifica le prestazioni;
- feedback ed errori contribuiscono all’acquisizione di nuove competenze;
- le conoscenze vengono trasferite da una situazione a un’altra.
Questo spiega perché imparare non significhi soltanto ripetere. Elaborare, organizzare e utilizzare un’informazione in contesti differenti può rendere l’apprendimento molto più profondo della semplice familiarità con il contenuto.
Linguaggio: comprendere e produrre significati
Il linguaggio rappresenta un altro grande campo della psicologia cognitiva.
Comprendere una frase richiede una successione estremamente rapida di operazioni: riconoscere parole, accedere al loro significato, analizzare le relazioni grammaticali e integrare il contenuto con il contesto.
La ricerca cognitiva studia quindi fenomeni come:
- riconoscimento delle parole;
- accesso lessicale;
- comprensione delle frasi;
- produzione linguistica;
- rappresentazione dei significati.
Il linguaggio è stato anche uno dei terreni sui quali emersero più chiaramente i limiti di una spiegazione esclusivamente comportamentale dei fenomeni mentali complessi.
Ragionamento e problem solving
La psicologia cognitiva studia anche il modo in cui le persone utilizzano le informazioni per ragionare e risolvere problemi.
Un problema può richiedere di identificare una regola, confrontare alternative, formulare un’ipotesi oppure trasformare le informazioni disponibili in una nuova rappresentazione.
Non sempre utilizziamo strategie perfettamente logiche. Esperienza, conoscenze pregresse e scorciatoie mentali possono rendere il ragionamento più rapido ma, in alcune circostanze, anche portarci verso errori sistematici.
Da questo filone derivano molte delle ricerche sulle euristiche e sui bias cognitivi, cioè sulle modalità attraverso cui il giudizio può essere influenzato dalla struttura del problema e dal modo in cui le informazioni vengono presentate.
Decision making: come scegliamo tra alternative
Prendere una decisione significa selezionare un’opzione tra più possibilità.
In teoria potremmo immaginare un decisore capace di raccogliere tutte le informazioni, attribuire un valore preciso a ogni conseguenza e scegliere sempre l’alternativa ottimale.
Nella realtà le persone operano spesso con:
- informazioni incomplete;
- tempo limitato;
- incertezza;
- risorse cognitive finite;
- valutazioni soggettive.
La ricerca sul decision making studia quindi come vengono valutate probabilità, rischi, benefici e alternative e perché il contesto può modificare le nostre preferenze.
Questo settore collega la psicologia cognitiva anche a economia comportamentale, organizzazioni, marketing e progettazione dei servizi.
Come vengono studiati i processi cognitivi
Uno degli errori della precedente versione dell’articolo consisteva nell’affermare che i fenomeni mentali non fossero misurabili.
I processi mentali non sono generalmente osservabili direttamente, ma la psicologia cognitiva utilizza numerosi metodi per ricostruirne il funzionamento attraverso indicatori osservabili e misurabili.
Tra gli strumenti utilizzati nella ricerca troviamo:
- accuratezza delle risposte;
- tempi di reazione;
- numero e tipo degli errori;
- compiti sperimentali;
- test cognitivi;
- movimenti oculari;
- registrazioni dell’attività cerebrale;
- tecniche di neuroimaging.
Un esperimento sulla memoria, per esempio, può modificare il modo in cui alcune informazioni vengono presentate e verificare successivamente quante vengono ricordate. In uno studio sull’attenzione si può invece misurare quanto rapidamente una persona identifica uno stimolo in presenza di informazioni concorrenti.
È attraverso questo passaggio dalle ipotesi teoriche alle conseguenze osservabili che la psicologia cognitiva studia scientificamente fenomeni che avvengono all’interno della mente.
Psicologia cognitiva e neuroscienze cognitive
La psicologia cognitiva contemporanea dialoga strettamente con le neuroscienze cognitive, ma i due campi non sono perfettamente sovrapponibili.
La psicologia cognitiva cerca principalmente di comprendere quali operazioni e rappresentazioni siano coinvolte in funzioni come memoria, percezione e linguaggio.
Le neuroscienze cognitive aggiungono una domanda ulteriore: quali sistemi e processi cerebrali rendono possibili quelle funzioni?
Un compito di memoria può quindi essere studiato contemporaneamente osservando la prestazione della persona e analizzando l’attività cerebrale associata.
L’integrazione tra questi livelli ha contribuito a superare l’idea della mente come una sorta di “scatola nera” separata dal funzionamento biologico dell’organismo.
Applicazioni della psicologia cognitiva
I risultati della psicologia cognitiva non rimangono confinati ai laboratori.
Comprendere come le persone prestano attenzione, ricordano, comprendono e decidono trova applicazione in numerosi settori.
| Ambito | Esempio di applicazione |
|---|---|
| Educazione | progettazione delle attività di apprendimento e gestione del carico cognitivo |
| Salute e riabilitazione | valutazione e recupero di specifiche funzioni cognitive |
| UX e tecnologia | progettazione di interfacce coerenti con attenzione, memoria e aspettative dell’utente |
| Ergonomia | riduzione degli errori e progettazione di ambienti e strumenti più comprensibili |
| Marketing e comunicazione | studio dell’attenzione, della percezione e dei processi decisionali |
| Organizzazioni | decisione, apprendimento, prestazione e gestione delle informazioni |
La psicologia cognitiva fornisce quindi modelli utili ogni volta che occorre comprendere come una persona riceve informazioni e le trasforma in azione.
Psicologia cognitiva nella vita quotidiana: alcuni esempi
Molti fenomeni studiati dalla disciplina sono facilmente riconoscibili nella vita di tutti i giorni.
Quando continuiamo a leggere nonostante una conversazione nelle vicinanze stiamo utilizzando l’attenzione selettiva. Quando cerchiamo mentalmente il nome di una persona che conosciamo stiamo tentando di recuperare un’informazione dalla memoria.
Quando riconosciamo immediatamente un cartello anche se lo osserviamo da un’angolazione diversa utilizziamo processi percettivi capaci di mantenere relativamente stabile l’identificazione dell’oggetto.
Quando confrontiamo due offerte, semplifichiamo le alternative e ci concentriamo soltanto su alcuni elementi stiamo utilizzando strategie decisionali.
Questi esempi mostrano perché la psicologia cognitiva non studia processi astratti e distanti dall’esperienza: analizza operazioni che utilizziamo continuamente mentre studiamo, lavoriamo, comunichiamo e scegliamo.
Studiare psicologia cognitiva all’università
La psicologia cognitiva viene affrontata all’interno dei percorsi universitari di Psicologia e può essere successivamente approfondita attraverso insegnamenti, curricula e percorsi dedicati ai processi cognitivi, alle neuroscienze, alla neuropsicologia o alla ricerca sperimentale.
Non esiste però un unico percorso universitario denominato necessariamente “psicologia cognitiva”: denominazioni e organizzazione degli studi cambiano in base all’Ateneo e al livello del corso.
Chi sta valutando la scelta universitaria nel suo complesso può partire dalla guida dedicata a studiare Psicologia e capire cosa aspettarsi dal percorso, che affronta materie, accesso e prospettive dopo la laurea.
Psicologia cognitiva: le domande più frequenti
Che cos’è la psicologia cognitiva?
È il settore della psicologia che studia i processi mentali attraverso i quali le persone acquisiscono, elaborano, conservano e utilizzano le informazioni.
Cosa studia la psicologia cognitiva?
Studia principalmente percezione, attenzione, memoria, apprendimento, linguaggio, ragionamento, problem solving e processi decisionali.
Quando nasce la psicologia cognitiva?
La psicologia cognitiva moderna si sviluppa soprattutto tra gli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, nel contesto della cosiddetta rivoluzione cognitiva.
Qual è la differenza tra cognitivismo e comportamentismo?
Il comportamentismo ha privilegiato lo studio del comportamento osservabile e dell’apprendimento, mentre il cognitivismo ha riportato al centro dell’indagine scientifica i processi mentali che mediano tra stimoli e risposte.
Psicologia cognitiva e neuroscienze sono la stessa cosa?
No. La psicologia cognitiva studia i processi e le rappresentazioni mentali; le neuroscienze cognitive studiano anche i sistemi cerebrali attraverso cui tali processi vengono realizzati.
I processi cognitivi possono essere misurati?
Possono essere studiati indirettamente attraverso indicatori come accuratezza, errori, tempi di risposta, movimenti oculari, test, attività elettrica cerebrale e tecniche di neuroimaging.
Comprendere la mente attraverso processi misurabili
La psicologia cognitiva ha modificato profondamente il modo in cui la psicologia affronta lo studio della mente.
Memoria, attenzione, percezione, linguaggio e ragionamento non vengono considerati semplicemente esperienze interne impossibili da analizzare: diventano processi sui quali formulare ipotesi e costruire esperimenti.
Il suo contributo principale consiste proprio in questo passaggio: cercare di comprendere quali operazioni permettono alla mente di trasformare informazioni in conoscenze, decisioni e comportamenti.
Per questo la psicologia cognitiva continua a rappresentare un punto di incontro tra psicologia sperimentale, neuroscienze, educazione, tecnologia e studio del comportamento umano.